3 Predica

 

 

          

     

         

 

“Augen auf” - Lettera Pastorale per la Quaresima 2018

 

del Cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia

 

 

Aprite gli occhi

 

Care sorelle e cari fratelli,

 

abbiamo attraversato tempi "brevi". Un breve tempo di Avvento, un breve periodo di carnevale. Il tempo per rallegrarcene è stato poco. Subito si è arrivati alla Vigilia di Natale subito al Mercoledì delle Ceneri.

Per me è stata una sfida per guadagnare tempo proprio quando non ce n'era, per ritagliarmi il tempo per ciò che è veramente importante. Dio si fa uomo, questo richiede tempo in me, tempo per l'incontro, tempo per il silenzio - e non sopporta in fondo le scorciatoie. E per "sgarrare" ci vuole anche tempo affinché non passi lo slancio, prima che la vita riprenda il suo consueto ritmo. I tempi veloci del 2017 ormai passato e quelli all'inizio di questo anno nuovo il 2018 non mi hanno reso la vita facile. Ma l'attento uso del tempo mancante mi ha fatto anche vedere, come sia bene valutare e misurare quando mi pongo delle priorità e faccio coscienziosamente ciò che faccio, lasciando andare le cose anche allo stesso modo. Si tratta di un atteggiamento importante nel nostro cammino pastorale futuro.

 

I. Chi siamo adesso

Non tutto ci tocca e in ogni tempo. Soprattutto quando i tempi, gli spazi, i mezzi o le forze sono pochi. Probabilmente la maggior parte di noi ha già sperimentato simili limiti. In famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, nel nostro impegno ecclesiale. Dal mistico medievale Meister Eckhart, vissuto nel periodo di transizione fra il 13. e il 14. Sec. giunge per me una parola di conforto: "Con Dio non perdi nulla perché Dio è un Dio del presente. Come ti trova, così ti prende e ti riceve, non per come sei stato, ma per quello che sei." Indipendentemente da come attraverseremo questi tempi, Dio ci prenderà sempre per quelle persone che siamo adesso. Anche quando ci costa affrontare le sfide e i cambiamenti necessari nella Chiesa, veniamo come Chiesa di Colonia sempre custoditi da Dio. Dobbiamo fidarci. E osare e percorrere il nostro cammino pastorale futuro con fiducia.

Ci attende nuovamente un "tempo forte": la Quaresima. Indipendentemente dalla posizione degli astri si tratta di un tempo che ogni anno si apre nella nostra vita e prima o poi nell'anno arriva, ma sempre con calma. Sembra che l'approssimarsi della Pasqua necessiti proprio di questo tempo - come se necessitassimo proprio di 40 giorni - per comprendere, singolarmente e come comunione ecclesiale nelle nostre comunità, parrocchie, unità pastorali e istituzioni ecclesiali, ogni anno daccapo il mistero della vita oltre la morte.

 

II. 40 giorni di tempo significativi

Nella Bibbia troviamo il n. 40 sempre quando nella lunga storia di Dio con gli uomini si tratta di periodi di particolare importanza. Tempi di ricerca, esame, prova, decisione, nuovo inizio.

40 giorni dura il diluvio universale. 40 giorni trascorsi da Mosè sul Sinai, prima che Dio gli consegni i 10 comandamenti. Il profeta Elia cammina 40 giorni e 40 notti nel deserto fino al monte di Dio, l'Oreb, dove avrà un incontro straordinario con Dio. Il popolo di Israele vagherà per 40 anni nel deserto verso la terra promessa. Nel Vangelo di oggi abbiamo letto che Gesù passa 40 giorni del deserto prima di iniziare la sua vita pubblica. Per lui è un tempo di tentazioni, ma Gesù non fa diventare più grandi di Dio i propri bisogni, desideri e pretese, con cui il demonio lo tenta. Così con lui il regno di Dio si avvicina. I 40 giorni che stiamo per vivere sono per noi un tempo significativo e prezioso. Un tempo per farci trovare da Dio nel presente, non come coloro che siamo stati, ma come coloro che siamo ora, con tutte le sfide, che come Chiesa di Colonia ci troviamo ad affrontare. 

 

III. Crescere nella fede

Le letture della Chiesa ci invitano, a partire da oggi fino al Lunedí di Pasquetta, a seguire un cammino impegnativo: a partire dalle tentazioni di Gesù nel deserto fino ai due discepoli in cammino verso Emmaus. Il messagio è quello di crescere nella fede. Con questo, care sorelle e cari fratelli, non si finisce mai. Come singoli e nemmeno come Chiesa. Ce lo mostrano già i discepoli di Gesù. Il loro cammino al fianco di Gesù resta nonostante tutte le esperienze condivise un cammino di continuo apprendimento e di maturazione nella fede. Questo vale anche per noi oggi. Mettiamoci in cammino verso la Pasqua con i discepoli. Proprio a questo servono i 40 giorni che abbiamo davanti: essere vicini a Gesù e conoscerlo sempre meglio, per imparare a vedere, ciò che vuole mostrarci. Oggi, per la nostra vita e per noi tutti insieme come Chiesa di Colonia nel nostro cammino pastorale del futuro.

 

IV. Vivere il Vangelo

Il Vangelo della I. Domenica di Quaresima termina con il versetto «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». (Mc 1,15). È l'invito ad orientare di nuovo verso Dio i nostri consueti punti di vista e di credere più profondamente alle parole e alle opere di Gesù. Su questi moti interiori si basa anche il nostro cammino pastorale del futuro. A fianco dei discepoli, che restano "incapaci di riconoscerlo"(Lc 24,16) oltre la Pasqua, possiamo imparare molto al riguardo.

»Speravamo …«, è il bilancio deludente, con cui i discepoli sulla via verso Emmaus si rinchiudono in se stessi pur sapendo di Gesù che era »potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo« (cifr.  Lc 24,19). Sanno della morte di Gesù. Sanno della notizia della tomba vuota e della Resurrezione di Gesù. E conoscono profondamente le Scritture. Ma nulla di tutto ciò scioglie il loro disagio. La tristezza resta e la cecitá del cuore. Sembra esserci un modo di sapere di Gesù e della sua storia senza che l'effetto liberante e gioioso di tutto ciò vi trovi spazio. È un'esperienza dolorosa che condividiamo nelle nostre chiese sempre più vuote.

Affinché l'esperienza comune, la speranza alimentata, la fede che germoglia e tutto ciò che i discepoli di Emmaus "sanno" della storia della Salvezza possa diventare Vangelo - e quindi Buona Novella, che non lascia nulla così come è -, deve accadere qualcosa, che non si sviluppa automaticamente nella vita, ma che vuole essere impostata attivamente. Staccarsi dal passato come ricettacolo di buoni ricordi, speranze, desideri e nostalgie che i discepoli custodiscono come ipotesi certa di conoscenza - e come delusione delle loro aspettative.

 

V. Incontro con Cristo ora

Il Cristo risorto rompe l'unione rigida dei discepoli sulla via di Emmaus. Gesù unendosi a loro induce i discepoli ad alzare lo sguardo e cambiare la loro visuale. Questo cambia anche il loro modo univoco di percepire il passato. Nell'incontro con Cristo i discepoli possono ora riconoscere l'impronta di Dio nella loro storia: Mosè, tutti i profeti, le Scritture, il Messia doveva soffrire tutto ciò… (cfr. Lc 24,26-27). Nella memoria non si raccolgono più soltanto e soprattutto le aspettative deluse, ma il passato diventa ora un luogo che contiene non solo ciò che ancora dovrà avverarsi, che è nel divenire. Nell'incontro con Cristo dopo la Pasqua ai discepoli si »aprirono gli occhi«  (Lc 24,31)  – e l'attacamento paralizzante diventa opzione per il futuro. Questo è l'obbiettivo del nostro cammino pastorale futuro: Con Cristo al nostro fianco vedere ciò che è morto e ciò che è vivo concretamente nella nostra vita ecclesiale e imparare a distinguere - e scegliere fiduciosamente la vita.

I discepoli di Emmaus sembrano avere improvvisamente fretta con il futuro di Dio davanti a loro. »Partirono senza indugio« ritornano a Gerusalemme e affrontano le loro realtà. Siamo invitati a fare anche noi così.

 

VI. Cammino pastorale futuro come cammino di Cristo

Care sorelle e cari fratelli, siamo tutti gente del "dopopasqua". Conosciamo per intero la storia. Per questo conosciamo anche il pericolo di passare accanto al Dio del presente e non vederlo quando siamo presi da noi stessi. Singolarmente e anche come comunità, come unità pastorale, come Arcidiocesi, come Chiesa intera con le sue molteplici istituzioni. Penso che ognuno di noi abbia già fatto l'esperienza che le tentazioni di Cristo siano anche le nostre tentazioni e che le esperienze dei discepoli sulla via di Emmaus rispecchino anche parte delle nostre esperienze. Per questo ci viene donato questo tempo prima di Pasqua per far posto in modo particolare nel nostro cammino affinché Cristo possa affiancarci, accompagnarci, ascoltarci, ricordarci, spezzarci il pane, aprirci gli occhi e renderci capaci di affrontare il futuro. In questo senso il nostro cammino pastorale futuro vuole essere anche un cammino di Cristo.

 

VII. Verso la Pasqua

Così auguro a tutti noi di cuore una Quaresima 2018 in cui come Chiesa di Colonia impariamo sempre di più l'uno dall'altro e di mettere la nostra memoria e le aspettative, le nsotre delusioni e speranze, i nostri bisogni, i nostri desideri e le nostre visioni di una Chiesa in crescita nella luce promettente della speranza pasquale: Che si aprano i nostri occhi perché abbiamo incontrato Cristo!

Speriamo che questa visione pasquale ci aiuti ad occuparci con più determinazione della situazione attuale den nostro modo di essere Chiesa e a metterci con rinnovato impegno in direzione del futuro. Il Dio del presente aspetta nei prossimi 40 giorni che gli andiamo incontro in modo che la luce pasquale ci possa toccare nel profondo e cambiarci: ciascuno e ciascuna di noi in modo personale e tutti insieme come cristiane e cristiani del nostro tempo nell'arcidiocesi di Colonia.

 

Nel cammino verso la Pasqua vi accompagni e vi incoraggi

la benedizione di Dio

+ Padre + Figlio e + Spirito Santo. Amen.

 

 

Colonia, nella festa della presentazione di Gesù al Tempio, 2018.

 

Vostro

 

 

 

Rainer  Maria cardinale Woelki

Arcivescovo di Colonia

 

 
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